Il linguaggio non esprime solo il sé: contribuisce a costruirlo

Published by

on

In una prospettiva funzionale, il linguaggio non appare come un semplice rivestimento del pensiero, ma come una pratica attraverso cui si organizza l’esperienza, si regolano le relazioni e si costruisce significato. Halliday lo ha mostrato in modo esemplare: il linguaggio serve a rappresentare il mondo, a interagire con gli altri e a dare forma testuale a ciò che diciamo. Non è dunque soltanto uno strumento tra gli altri. È una delle condizioni attraverso cui il soggetto prende posizione nel mondo.

Questo diventa particolarmente visibile quando il linguaggio si altera. Una lesione neurologica non colpisce solo una competenza tecnica. Può intaccare il modo in cui una persona si racconta, viene riconosciuta, prende iniziativa, mantiene continuità con la propria storia. Per questo parlare di linguaggio significa, inevitabilmente, parlare anche di identità.

Quando una persona non riesce più a nominare, a rispondere, a sostenere una narrazione di sé, non perde soltanto parole. Perde possibilità di presenza sociale e simbolica. In questo senso il linguaggio non è un accessorio dell’identità, ma uno dei suoi luoghi di costruzione. E la clinica dovrebbe ricordarsene più spesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *