
Sono una Logopedista e lavoro da molti anni nell’ambito della Neuroriabilitazione, in particolare con pazienti con gravi cerebrolesioni, disturbi della comunicazione e condizioni neurologiche complesse.
Il mio lavoro quotidiano si svolge spesso in zone di confine: tra presenza e assenza, linguaggio e silenzio, intenzione e automatismo, funzione corporea e identità personale. In questi contesti la riabilitazione non riguarda soltanto il recupero di abilità, ma anche il modo in cui guardiamo una persona quando le sue modalità abituali di esprimersi sono compromesse.
Accanto alla formazione clinica, studio Filosofia Applicata. Questo percorso mi ha permesso di dare forma teorica a domande che erano già presenti nella pratica: che cosa significa riconoscere una coscienza? Quanto il linguaggio partecipa alla costruzione dell’identità? Che cosa resta del soggetto quando non può più raccontarsi? Quale responsabilità abbiamo, come clinici, nel nominare, interpretare o talvolta parlare al posto di chi non può farlo?
Questo sito nasce da qui: dall’incontro tra esperienza clinica e riflessione filosofica. Non vuole essere un manuale, né uno spazio divulgativo generico, ma un luogo di pensiero situato, radicato nella pratica, dove interrogare le condizioni neurologiche estreme senza ridurle né a diagnosi né a metafore.
Mi interessano soprattutto tre nuclei: coscienza, linguaggio e identità. Sono temi teorici, ma nella clinica diventano concreti: si manifestano in uno sguardo, in una risposta minima, in una parola che non arriva, in un gesto ambiguo, in una famiglia che cerca segni, in un’équipe che deve decidere come interpretare ciò che vede.
Scrivo per provare a tenere insieme rigore e inquietudine, clinica e filosofia, prudenza e riconoscimento. Perché nelle condizioni di confine il problema non è solo capire che cosa il paziente sa fare, ma anche che cosa noi siamo capaci di vedere.
Altri progetti
Accanto a questo spazio, esistono altri luoghi del mio lavoro. Non come semplici estensioni, ma come traiettorie parallele: modi diversi di avvicinare la cura, il linguaggio e ciò che, nell’esperienza umana, resiste alle semplificazioni: