-

Leggi ancora
Ultimamente torno spesso alle cartelle cliniche dei miei pazienti. Ho sempre avuto bisogno di sapere qualcosa delle persone che avevo davanti. Non solo diagnosi, dieta, disfagia, livello di coscienza, possibilità di comunicazione. Mi interessa sapere che cosa è successo. Come sono arrivati lì. Mi chiedo se rimettere al centro le…
-

Diventare più competenti e più irrilevanti
La mia carriera non sta finendo come pensavo. Avevo aspettative piuttosto basse, quindi non era facilissimo deluderle. E invece. Dopo molti anni conosco meglio il mio mestiere. Vedo prima certe cose, individuo più facilmente un obiettivo che non regge, una richiesta che non ha molto senso clinico, una procedura che…
-

Il confidente artificiale
L’AI non è l’Altro. Ma l’Altro non è sempre un rifugio Ho letto recentemente un articolo della Società Italiana di Psichiatria, sui rischi del digitale per bambini e adolescenti. Il ragionamento era in larga parte condivisibile: non basta limitare il tempo trascorso sui social, bisogna preoccuparsi anche di ciò che…
-

Abbandonare o riconoscere il limite?
Quando continuare a trattare non coincide più necessariamente con il curare Ci sono situazioni cliniche in cui continuare a fare qualcosa sembra l’unico modo per non abbandonare il paziente. Si aggiunge un esercizio, si prolunga un trattamento, si cerca un’altra strategia, si prova una nuova facilitazione. Si continua a valutare,…
-

Quando una sindrome ottiene un codice
L’ Aprassia Primaria Progressiva dell’eloquio tra precisione diagnostica, visibilità istituzionale e rischio di scambiare la classificazione per la realtà Nel luglio 2026 The ASHA Leader ha richiamato l’attenzione sull’introduzione del codice G31.87, destinato nella classificazione statunitense ICD-10-CM alla primary progressive apraxia of speech, PPAOS: aprassia primaria progressiva dell’eloquio. In Italia…
-

La riabilitazione come promessa
Il tempo dei goal e il tempo del ritorno Mercoledì, ore 14.30, riunione d’équipe. Sul tavolo c’è la cartella clinica di un uomo di cinquantotto anni, colpito tre settimane prima da un ictus ischemico. Il punteggio funzionale è migliorato. Riesce a trasferirsi con assistenza, comprende consegne semplici, assume per bocca…