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Dove la cura diventa cattura
La cura, per me, è cominciata come fatica. Prima ancora che come categoria etica, l’ho conosciuta come gesto ripetuto, telefonata, corpo da sollevare, parola da misurare, rabbia da trattenere. Nelle giornate in cui non c’è nessuna grande scena, nessuna nobiltà visibile: solo cose da fare, decisioni da prendere, persone da…
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Quando l’etica resta fuori dalla stanza di cura
Levinas, Jonas e la formazione incompleta degli operatori sanitari Questa riflessione nasce da esperienze cliniche concrete, maturate nei luoghi in cui la fragilità neurologica, la perdita del linguaggio, la dipendenza e la vulnerabilità estrema obbligano a chiedersi che cosa resti della cura quando la tecnica non basta più. C’è una…
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La bioetica come disciplina del giudizio nelle istituzioni della fragilità
La RSA è uno dei luoghi più bioetici che esistano, proprio perché sembra non esserlo. A prima vista, la bioetica sembra abitare altrove: nelle terapie intensive, nei reparti per gravi cerebrolesioni, nelle decisioni sul fine vita, nel consenso informato, nella nutrizione artificiale, nella sospensione o prosecuzione dei trattamenti. Sono i…
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Quando la prudenza diventa danno
Disfagia, rischio clinico e responsabilità situata Nella presa in carico della persona disfagica esiste una zona clinica particolarmente delicata: quella in cui il professionista deve dare indicazioni sull’alimentazione sapendo che nessuna scelta è completamente priva di rischio. Il rischio aspirativo, il rischio di soffocamento, la malnutrizione, la disidratazione, la perdita…
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Dare forma a ciò che piomba addosso
Quando conoscere diventa un gesto di regolazione Questo testo non riguarda direttamente una condizione neurologica estrema, ma il modo in cui chi lavora nella cura tenta di non essere travolto da ciò che incontra: parole, accuse, richieste, fraintendimenti, scene relazionali dense. Anche nella clinica del limite, prima di interpretare l’altro,…
