• Quando una sindrome ottiene un codice

    Quando una sindrome ottiene un codice

    L’ Aprassia Primaria Progressiva dell’eloquio tra precisione diagnostica, visibilità istituzionale e rischio di scambiare la classificazione per la realtà Nel luglio 2026 The ASHA Leader ha richiamato l’attenzione sull’introduzione del codice G31.87, destinato nella classificazione statunitense ICD-10-CM alla primary progressive apraxia of speech, PPAOS: aprassia primaria progressiva dell’eloquio. In Italia…

  • La riabilitazione come promessa

    La riabilitazione come promessa

    Il tempo dei goal e il tempo del ritorno Mercoledì, ore 14.30, riunione d’équipe. Sul tavolo c’è la cartella clinica di un uomo di cinquantotto anni, colpito tre settimane prima da un ictus ischemico. Il punteggio funzionale è migliorato. Riesce a trasferirsi con assistenza, comprende consegne semplici, assume per bocca…

  • Quando il salone diventa una frontiera: aggressività, cura e diritto al limite in RSA

    Quando il salone diventa una frontiera: aggressività, cura e diritto al limite in RSA

    Argini nella cura: perché dire “no” può essere un atto terapeutico In una RSA, in un reparto di riabilitazione, la scena è apparentemente banale: è quasi ora di pranzo, gli ospiti sono in salone, il personale sta organizzando tavoli, carrozzine, terapie, posture, diete, tempi. Poi un paziente pretende di essere…

  • Quello che non si scrive in cartella

    Quello che non si scrive in cartella

    La cartella clinica ha una grammatica precisa. Anamnesi, obiettività, valutazione, piano. Ogni casella ha un posto e ogni posto ha un formato: la data, la sigla del professionista, il codice della prestazione. È un linguaggio fatto apposta per essere ripetibile, verificabile, trasferibile da un turno all’altro senza perdita, e in…

  • Il dolore che pensa

    Il dolore che pensa

    Sul costo invisibile del giudizio professionale C’è una forma di sofferenza professionale che le categorie oggi più disponibili (burnout, stress lavoro-correlato, compassion fatigue, disagio organizzativo) intercettano solo in parte. Non perché siano categorie sbagliate, ma perché restano spesso troppo larghe o troppo psicologiche. Nominano l’esaurimento, la fatica, l’esposizione ripetuta al…

  • La bambina buona come dispositivo

    La bambina buona come dispositivo

    Quando la bontà diventa una forma di addestramento Scrivo di me, professionista donna in una relazione di cura, perché il dispositivo che descrivo nei pazienti lo riconosco per primo in me stessa: la bambina buona non è una metafora del paziente, è la lente con cui io guardo il paziente.…