Autore: atinti

  • Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Nei disturbi della coscienza il familiare viene spesso collocato in una posizione troppo semplice: da una parte il clinico lucido, dall’altra il parente accecato dal dolore, dalla speranza o dalla negazione. È una semplificazione comoda. E proprio per questo rischia di essere falsa. Il problema non è negare che i…

  • La speranza non è sempre innocente

    La speranza non è sempre innocente

    Appunti etici su una parola che consola molto e protegge poco Nel lavoro clinico con pazienti neurologici gravi la speranza gode di una reputazione impeccabile. È quasi sempre dalla parte del bene. Chi la invoca appare umano, partecipe, fedele al paziente. Chi la mette in discussione rischia invece di sembrare…

  • Chi protegge il paziente dall’eccesso di cura?

    Chi protegge il paziente dall’eccesso di cura?

    Note etiche sui contesti in cui il “troppo” non è meglio del “poco” Nella clinica delle condizioni neurologiche gravi siamo abituati a pensare il male soprattutto in una forma: il difetto. Difetto di attenzione, di cura, di tempo, di riabilitazione. Difetto di speranza. Temiamo che il paziente venga lasciato indietro,…

  • Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Nei disturbi della coscienza esiste una tentazione clinica molto comprensibile e molto pericolosa: credere che l’esperienza, da sola, basti. Si guarda il paziente ogni giorno, si impara il suo ritmo, si colgono sfumature che altri non colgono, e poco alla volta si rischia di pensare che l’occhio allenato sia sufficiente.…

  • Il terapeuta senza appigli

    Il terapeuta senza appigli

    Ci sono contesti clinici in cui il terapeuta non può appoggiarsi a ciò che oggi rassicura tutti: performance leggibili, progressi lineari, evidenze ordinate, risultati che si lasciano raccontare bene. Non perché lavori male, ma perché lavora in campi in cui il fenomeno è intermittente, il dato è fragile e l’interpretazione…

  • Perché mi interessa la filosofia dentro la clinica

    Perché mi interessa la filosofia dentro la clinica

    Non mi interessa la filosofia per rendere la clinica più nobile. Non mi interessa come ornamento culturale, né come modo per aggiungere profondità apparente a un lavoro sanitario. Mi interessa per una ragione più dura: perché, in certi punti, la clinica non basta a pensare ciò che sta facendo. La…