Conversazioni costruite per mettere in tensione modelli clinici diversi, soprattutto dove linguaggio, coscienza e identità diventano difficili da leggere
Funzione vs identità
Un dialogo su una confusione frequente: scambiare ciò che una persona riesce a fare con ciò che una persona è. Una distinzione decisiva, soprattutto nei contesti clinici in cui funzione, linguaggio e presenza non coincidono più in modo lineare.
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Possiamo ancora fare la tombola nel 2026?
Nelle RSA la domanda non è se la tombola sia ancora consentita, dignitosa, utile o superata. La questione più seria è un’altra: quando un’attività è davvero scelta dagli ospiti e quando invece è semplicemente ciò che resta disponibile dentro un repertorio impoverito? Le persone chiedono spesso ciò che conoscono, ciò che non espone troppo, ciò che permette di stare nel gruppo senza dover rischiare troppo di sé. Il problema, allora, non è la tombola. Il problema è quando la tombola diventa la prova che non dobbiamo immaginare altro.
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Coscienza nel corpo che non risponde
Un dialogo su una domanda difficile: che cosa possiamo dire della coscienza quando il corpo non offre risposte chiare? Il confronto mette in tensione uno sguardo più funzionalista e uno più fenomenologico, senza fingere che il problema si lasci chiudere facilmente.
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Dialogo clinico e verità affettiva
Un dialogo sul confine tra rigore clinico e conoscenza affettiva del familiare. Al centro non c’è una soluzione comoda, ma la difficoltà di restare onesti davanti a segni incerti, senza spegnere la persona né trasformare il desiderio in prova.
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Paziente, Clinico, Specchio critico
Questo dialogo clinico-filosofico nasce dalla lettura di un case study fenomenologico sull’afasia. Non contro la riabilitazione, ma contro la riduzione del soggetto al solo deficit (Fonte di partenza
Finn Hjelmblink, Cecilia B. Bernsten, Håkan Uvhagen, Stefan Kunkel, Inger Holmström, Understanding the meaning of rehabilitation to an aphasic patient through phenomenological analysis – a case study)
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Il tavolo si riempie. Io no
Afasia, prestazione e ferita identitaria
In un ambulatorio di logopedia, il tavolo si riempie di strumenti, immagini, test, oggetti. La scena non critica la riabilitazione logopedica: mostra il rischio che il dispositivo terapeutico, nel tentativo di trattare il linguaggio, finisca per lasciare fuori campo la persona adulta che quel deficit lo abita.
Una scena sulla sproporzione tra esercizio linguistico e ferita identitaria.