Dialoghi

Conversazioni costruite per mettere in tensione modelli clinici diversi, soprattutto dove linguaggio, coscienza e identità diventano difficili da leggere

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Coscienza nel corpo che non risponde
Un dialogo su una domanda difficile: che cosa possiamo dire della coscienza quando il corpo non offre risposte chiare? Il confronto mette in tensione uno sguardo più funzionalista e uno più fenomenologico, senza fingere che il problema si lasci chiudere facilmente.

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Dialogo clinico e verità affettiva
Un dialogo sul confine tra rigore clinico e conoscenza affettiva del familiare. Al centro non c’è una soluzione comoda, ma la difficoltà di restare onesti davanti a segni incerti, senza spegnere la persona né trasformare il desiderio in prova.

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Paziente, Clinico, Specchio critico
Questo dialogo clinico-filosofico nasce dalla lettura di un case study fenomenologico sull’afasia. Non contro la riabilitazione, ma contro la riduzione del soggetto al solo deficit (Fonte di partenza
Finn Hjelmblink, Cecilia B. Bernsten, Håkan Uvhagen, Stefan Kunkel, Inger Holmström, Understanding the meaning of rehabilitation to an aphasic patient through phenomenological analysis – a case study)

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Il tavolo si riempie. Io no
Afasia, prestazione e ferita identitaria
In un ambulatorio di logopedia, il tavolo si riempie di strumenti, immagini, test, oggetti. La scena non critica la riabilitazione logopedica: mostra il rischio che il dispositivo terapeutico, nel tentativo di trattare il linguaggio, finisca per lasciare fuori campo la persona adulta che quel deficit lo abita.
Una scena sulla sproporzione tra esercizio linguistico e ferita identitaria.

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