Tag: relazione di cura

  • Dall’oracolo all’osservatore situato

    Dall’oracolo all’osservatore situato

    La disciplina clinica dei segni deboli Nel lavoro con pazienti con grave cerebrolesione esiste un momento particolarmente delicato: quello in cui compare un segno debole. Un ammiccamento, una variazione del respiro, un movimento minimo delle dita.Un’apertura degli occhi alla voce, un irrigidimento, una pausa che sembra risposta, ma potrebbe non…

  • La filosofia dei gesti minimi

    La filosofia dei gesti minimi

    Pausa Attentiva e Ingaggio Narrativo contro l’automatismo clinico Nei pazienti con grave cerebrolesione, l’assenza di una risposta leggibile non coincide necessariamente con l’assenza di una mente. Questa frase, però, rischia di restare troppo facile finché la teniamo sul piano teorico. Il problema vero comincia dopo: quando non siamo davanti a…

  • La pietas non basta: vulnerabilità e sopravvivenza morale nella clinica

    La pietas non basta: vulnerabilità e sopravvivenza morale nella clinica

    Nella clinica la vulnerabilità è spesso nominata come una condizione del paziente (il fragile, il dipendente, il grave cerebroleso, l’anziano, il malato cronico, la persona che non parla più, non si muove più, non può più difendere la propria biografia con i mezzi consueti). Ma questa rappresentazione è insufficiente, ed…

  • Quando il linguaggio si assottiglia e la vita finisce

    Quando il linguaggio si assottiglia e la vita finisce

    Relazione e cura nel fine vita neurologico Parlare della morte con chi sta morendo è un atto che fa tremare le mani. Qualcuno ci riesce, qualcuno no. E non è affatto detto che noi sanitari siamo tutti in grado di farlo, tutt’altro. La difficoltà non è solo emotiva. È anche…