Tag: riconoscimento
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Ciò che la cura consuma senza nominarlo
Sul lavoro invisibile necessario a trasformare un luogo di passaggio in uno spazio di relazione Ci sono pomeriggi in cui un salone di RSA dovrebbe diventare, per due ore, uno spazio relazionale. Non un luogo qualsiasi. Non il posto dove si passa in attesa del bagno, della fisioterapia, della merenda,…
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Dare forma a ciò che piomba addosso
Quando conoscere diventa un gesto di regolazione Questo testo non riguarda direttamente una condizione neurologica estrema, ma il modo in cui chi lavora nella cura tenta di non essere travolto da ciò che incontra: parole, accuse, richieste, fraintendimenti, scene relazionali dense. Anche nella clinica del limite, prima di interpretare l’altro,…
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Quando la cura divora chi cura
Responsabilità, identità e confine nella cura totale La cura gode di una reputazione quasi inattaccabile. Appena viene nominata, sembra portare con sé una specie di assoluzione preventiva: se è cura, allora è buona; se è responsabilità, allora è giusta; se qualcuno ha bisogno, allora qualcun altro deve esserci. Il problema,…
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Quando la dignità deve sporcarsi le mani
Kant, Hegel e la dignità quando entra in corsia C’è un momento, nella cura, in cui la parola dignità rischia di diventare troppo pulita. La usiamo spesso. Dignità del paziente, dignità della persona fragile, dignità della vita anziana, disabile, malata, non autonoma. È una parola necessaria, ma anche consumata. Sta…
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La noia non è innocente
Eden Alternative e danni istituzionali nella vita in RSA Nelle Residenze Sanitarie Assistenziali la noia viene spesso trattata come un effetto collaterale inevitabile: qualcosa che appartiene alla vecchiaia, alla dipendenza, alla riduzione delle possibilità, alla lunghezza delle giornate. Ma la noia, in istituzione, non è sempre un semplice vuoto da…
