Il linguaggio non coincide con le parole pronunciate. Questa distinzione, che in linguistica strutturale appare quasi elementare, diventa clinicamente decisiva quando ci si trova davanti a soggetti che non parlano, parlano poco o parlano in modo profondamente alterato. Saussure distingueva tra langue e parole: la prima è il sistema condiviso della lingua, il codice sociale che rende possibile la comunicazione; la seconda è l’atto concreto del parlare, sempre situato, individuale, incarnato.
Nelle patologie neurologiche questa distinzione smette di essere teorica. Una persona può conservare tracce del sistema linguistico e tuttavia non riuscire più a mobilitarlo nell’uso. Oppure può produrre parole senza che esse si organizzino in un atto comunicativo efficace. In altri casi ancora, ciò che resta non è la lingua come prestazione ordinata, ma una costellazione frammentaria di gesti, intonazioni, automatismi, contesti.
La distinzione tra sistema e uso aiuta allora a non ridurre il linguaggio né a una semplice competenza interna né a una pura emissione sonora. Il linguaggio vive nella tensione tra struttura e attualizzazione. Ed è proprio quando questa tensione si incrina che si vede meglio che cosa il linguaggio è.
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