• Il setting non è il mondo

    Il setting non è il mondo

    Quando la cura deve misurarsi con la vita reale Ogni pratica di cura ha bisogno di un setting. Senza setting non c’è osservazione attendibile, non c’è metodo, non c’è protezione, non c’è gradualità. Il setting è lo spazio in cui una funzione può essere isolata, un comportamento può essere osservato,…

  • La famiglia come interprete e come schermo

    La famiglia come interprete e come schermo

    Chi conosce il “prima” del paziente porta un sapere prezioso. Ma a volte quel sapere occupa tutto lo spazio, e non ne lascia per il presente Quando un paziente non può raccontarsi, perché il linguaggio è compromesso, la coscienza è ridotta, la fatica è troppa, c’è quasi sempre qualcuno che…

  • L’attenzione come forma di cura

    L’attenzione come forma di cura

    Guardare, rilevare e restare davanti alla presenza fragile C’è una differenza che si impara lentamente, quasi per sottrazione. Non si legge davvero nei manuali e difficilmente si insegna nei corsi di formazione. Eppure arriva, prima o poi, come una consapevolezza silenziosa: guardare non è la stessa cosa che vedere. Incontrare…

  • Dove c’è ancora mondo?

    Dove c’è ancora mondo?

    Micro-ecologia della presenza fragile Ci sono pazienti che non “partecipano”. Non partecipano al gruppo. Non rispondono alla domanda. Non seguono la consegna. Non mantengono l’attenzione. Non collaborano. Non agganciano lo stimolo. Questa e’ una lingua povera, che funziona benissimo nei verbali, nei passaggi di consegne, nelle relazioni sintetiche. E’ rapida…

  • Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Sul rispetto dei confini professionali nei contesti di cura Ci sono sberle che non lasciano segni sulla pelle, ma sul modo in cui una persona abita il proprio sapere. Arrivano sotto forma di commenti laterali, osservazioni insinuanti, giudizi pronunciati con l’aria di chi ha capito tutto prima ancora di avere…

  • Heidegger alla soglia della clinica: coscienza, linguaggio e cura oltre il soggetto isolato

    Heidegger alla soglia della clinica: coscienza, linguaggio e cura oltre il soggetto isolato

    Heidegger non è un autore da usare con leggerezza in ambito etico e bioetico. Non offre una teoria normativa della decisione clinica, non costruisce una bioetica applicata, non fornisce criteri per stabilire che cosa sia giusto fare davanti a un paziente vulnerabile, afasico, disfagico, in stato di minima coscienza o…