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Quello che resta, quello che manca, quello che viene preteso
C’è una signora che non parla quasi mai. Non interviene, non commenta, non chiede, non racconta. Se si compilasse una scheda in fretta, verrebbe facile scrivere: scarsa partecipazione. Produzione verbale assente. Iniziativa ridotta. Poi però la si guarda meglio. Controlla tutto. Segue chi entra, chi esce, chi sposta una sedia,…
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Quando le parole completano il danno
Sulla comunicazione clinica d’emergenza e sulla differenza tra dire il minimo e dire l’essenziale Ci sono comunicazioni sanitarie che durano pochi secondi e restano addosso per anni. Un familiare riceve una telefonata. Dall’altra parte qualcuno gli dice che una persona cara ha avuto un evento acuto, che la situazione è…
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Quando l’etica resta fuori dalla stanza di cura
Levinas, Jonas e la formazione incompleta degli operatori sanitari Questa riflessione nasce da esperienze cliniche concrete, maturate nei luoghi in cui la fragilità neurologica, la perdita del linguaggio, la dipendenza e la vulnerabilità estrema obbligano a chiedersi che cosa resti della cura quando la tecnica non basta più. C’è una…
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La bioetica come disciplina del giudizio nelle istituzioni della fragilità
La RSA è uno dei luoghi più bioetici che esistano, proprio perché sembra non esserlo. A prima vista, la bioetica sembra abitare altrove: nelle terapie intensive, nei reparti per gravi cerebrolesioni, nelle decisioni sul fine vita, nel consenso informato, nella nutrizione artificiale, nella sospensione o prosecuzione dei trattamenti. Sono i…
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Quando la prudenza diventa danno
Disfagia, rischio clinico e responsabilità situata Nella presa in carico della persona disfagica esiste una zona clinica particolarmente delicata: quella in cui il professionista deve dare indicazioni sull’alimentazione sapendo che nessuna scelta è completamente priva di rischio. Il rischio aspirativo, il rischio di soffocamento, la malnutrizione, la disidratazione, la perdita…