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Il linguaggio non esprime solo il sé: contribuisce a costruirlo
In una prospettiva funzionale, il linguaggio non appare come un semplice rivestimento del pensiero, ma come una pratica attraverso cui si organizza l’esperienza, si regolano le relazioni e si costruisce significato. Halliday lo ha mostrato in modo esemplare: il linguaggio serve a rappresentare il mondo, a interagire con gli altri…
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Il linguaggio non serve solo a informare
Ridurre il linguaggio alla trasmissione di informazioni è una semplificazione povera. Jakobson ha mostrato che ogni atto comunicativo può essere orientato in modi diversi e che il linguaggio svolge funzioni differenti: referenziale, emotiva, conativa, fàtica, metalinguistica e poetica. Non comunichiamo solo per dire qualcosa sul mondo; comunichiamo anche per esprimere…
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Capire non è soltanto decodificare
Una parte essenziale della comunicazione non coincide con ciò che viene detto esplicitamente. Grice lo ha mostrato con chiarezza distinguendo tra significato letterale e significato implicato. Comprendere un enunciato non vuol dire soltanto decifrarne le parole, ma cogliere ciò che, in un dato contesto, il parlante intende comunicare. Questo processo…
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Dire è fare. Anche quando le parole mancano
La teoria degli atti linguistici ha avuto il merito di mostrare che parlare non significa soltanto descrivere il mondo. Con Austin, e poi con Searle, il linguaggio appare come azione: ogni enunciato non dice soltanto qualcosa, ma fa qualcosa. Austin distingueva tra atto locutorio (ciò che viene detto), illocutorio (ciò…
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Quando il linguaggio non scompare, ma non riesce più a farsi uso
Il linguaggio non coincide con le parole pronunciate. Questa distinzione, che in linguistica strutturale appare quasi elementare, diventa clinicamente decisiva quando ci si trova davanti a soggetti che non parlano, parlano poco o parlano in modo profondamente alterato. Saussure distingueva tra langue e parole: la prima è il sistema condiviso…
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Osservare quando il linguaggio manca. Un approccio etologico alla cura
Ci sono situazioni in cui la cura incontra un limite che non è solo pratico, ma teorico. Accade quando il soggetto non parla, non può parlare, o non parla più secondo codici che ci siano familiari. Il neonato, la persona con grave danno neurologico, il paziente con alterazioni cognitive profonde…