• Dove la cura diventa cattura

    Dove la cura diventa cattura

    La cura, per me, è cominciata come fatica. Prima ancora che come categoria etica, l’ho conosciuta come gesto ripetuto, telefonata, corpo da sollevare, parola da misurare, rabbia da trattenere. Nelle giornate in cui non c’è nessuna grande scena, nessuna nobiltà visibile: solo cose da fare, decisioni da prendere, persone da…

  • La cura non è mai neutra

    La cura non è mai neutra

    Filosofia della medicina: che cosa accade quando la cura prende forma in pratiche, istituzioni, linguaggi e rapporti di potere Da un po’ di tempo mi accorgo che molti testi che scrivo ruotano intorno allo stesso punto, anche quando sembrano partire da luoghi diversi: una stanza di riabilitazione, una cartella clinica,…

  • Quando il paziente è troppo corpo

    Quando il paziente è troppo corpo

    Questo non è un articolo “sull’obesità”. È un articolo su quali corpi la cura è davvero disposta a sostenere quando sostenere non è più una bella parola ma richiede braccia, ausili, tempo, soldi e decenza. Parlo, come sempre, da una conoscenza incarnata. Non sono osservatrice neutra che cerca modi eleganti…

  • Quando la cura vuole che io taccia

    Quando la cura vuole che io taccia

    Note incarnate sulla guastafeste femminista Ci sono momenti in cui basta un gesto minimo per sentirmi colpevole: non rispondere a un messaggio, non richiamare subito, interrompere una telefonata, lasciare che una richiesta resti sospesa. Non ho fatto nulla di grave. Non ho insultato, non ho abbandonato, non ho deciso una…

  • Quello che resta, quello che manca, quello che viene preteso

    Quello che resta, quello che manca, quello che viene preteso

    C’è una signora che non parla quasi mai. Non interviene, non commenta, non chiede, non racconta. Se si compilasse una scheda in fretta, verrebbe facile scrivere: scarsa partecipazione. Produzione verbale assente. Iniziativa ridotta. Poi però la si guarda meglio. Controlla tutto. Segue chi entra, chi esce, chi sposta una sedia,…

  • Quando le parole completano il danno

    Quando le parole completano il danno

    Sulla comunicazione clinica d’emergenza e sulla differenza tra dire il minimo e dire l’essenziale Ci sono comunicazioni sanitarie che durano pochi secondi e restano addosso per anni. Un familiare riceve una telefonata. Dall’altra parte qualcuno gli dice che una persona cara ha avuto un evento acuto, che la situazione è…