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Il linguaggio che non abita se stesso
Appunti clinico-filosofici sull’intelligenza artificiale, l’afasia e i confini del pensiero C’è un paradosso abbastanza comico, se non fosse anche istruttivo: scrivere un sito sulla coscienza, sul linguaggio, sull’identità e sulla clinica delle condizioni neurologiche estreme usando, almeno in parte, uno strumento che produce linguaggio senza avere coscienza, corpo, biografia, malattia,…
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Dove la cura diventa cattura
La cura, per me, è cominciata come fatica. Prima ancora che come categoria etica, l’ho conosciuta come gesto ripetuto, telefonata, corpo da sollevare, parola da misurare, rabbia da trattenere. Nelle giornate in cui non c’è nessuna grande scena, nessuna nobiltà visibile: solo cose da fare, decisioni da prendere, persone da…
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La cura non è mai neutra
Filosofia della medicina: che cosa accade quando la cura prende forma in pratiche, istituzioni, linguaggi e rapporti di potere Da un po’ di tempo mi accorgo che molti testi che scrivo ruotano intorno allo stesso punto, anche quando sembrano partire da luoghi diversi: una stanza di riabilitazione, una cartella clinica,…
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Quando la cura vuole che io taccia
Note incarnate sulla guastafeste femminista Ci sono momenti in cui basta un gesto minimo per sentirmi colpevole: non rispondere a un messaggio, non richiamare subito, interrompere una telefonata, lasciare che una richiesta resti sospesa. Non ho fatto nulla di grave. Non ho insultato, non ho abbandonato, non ho deciso una…
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Quello che resta, quello che manca, quello che viene preteso
C’è una signora che non parla quasi mai. Non interviene, non commenta, non chiede, non racconta. Se si compilasse una scheda in fretta, verrebbe facile scrivere: scarsa partecipazione. Produzione verbale assente. Iniziativa ridotta. Poi però la si guarda meglio. Controlla tutto. Segue chi entra, chi esce, chi sposta una sedia,…