Tag: clinica del confine
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Heidegger alla soglia della clinica: coscienza, linguaggio e cura oltre il soggetto isolato
Heidegger non è un autore da usare con leggerezza in ambito etico e bioetico. Non offre una teoria normativa della decisione clinica, non costruisce una bioetica applicata, non fornisce criteri per stabilire che cosa sia giusto fare davanti a un paziente vulnerabile, afasico, disfagico, in stato di minima coscienza o…
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Quando la dignità deve sporcarsi le mani
Kant, Hegel e la dignità quando entra in corsia C’è un momento, nella cura, in cui la parola dignità rischia di diventare troppo pulita. La usiamo spesso. Dignità del paziente, dignità della persona fragile, dignità della vita anziana, disabile, malata, non autonoma. È una parola necessaria, ma anche consumata. Sta…
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La logopedista come burocrate di strada
Michael Lipsky, le RSA e la filosofia sporca della cura C’è un’immagine abbastanza comoda della logopedista: una professionista gentile, ordinata, seduta davanti a un tavolino, intenta a proporre esercizi, mostrare figure, far ripetere parole, correggere suoni, modulare posture, suggerire strategie, sorridere con misura e non disturbare troppo l’assetto generale del…
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Entrare nel corpo
Note cliniche sull’identità incarnata nelle gravi cerebrolesioni C’è un momento, in neuroriabilitazione, in cui tutte le parole alte diventano insufficienti. Coscienza. Identità. Linguaggio. Narrazione. Autonomia. Relazione. Sono parole necessarie, ma a un certo punto si fermano davanti al letto. Davanti a un corpo che non parla. Che non risponde al…
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Il paziente non risponde. Ma a cosa?
Afasia grave e limiti della valutazione comportamentale della coscienza Nella valutazione dei gravi disturbi della coscienza c’è un equivoco tanto semplice quanto pericoloso: chiediamo al paziente di mostrarci che c’è, ma spesso gli chiediamo di farlo attraverso il linguaggio. Gli diciamo: guarda, stringi, rispondi, dimmi sì, dimmi no, segui il…
