Tag: etica della cura

  • Il setting non è il mondo

    Il setting non è il mondo

    Quando la cura deve misurarsi con la vita reale Ogni pratica di cura ha bisogno di un setting. Senza setting non c’è osservazione attendibile, non c’è metodo, non c’è protezione, non c’è gradualità. Il setting è lo spazio in cui una funzione può essere isolata, un comportamento può essere osservato,…

  • La famiglia come interprete e come schermo

    La famiglia come interprete e come schermo

    Chi conosce il “prima” del paziente porta un sapere prezioso. Ma a volte quel sapere occupa tutto lo spazio, e non ne lascia per il presente Quando un paziente non può raccontarsi, perché il linguaggio è compromesso, la coscienza è ridotta, la fatica è troppa, c’è quasi sempre qualcuno che…

  • L’attenzione come forma di cura

    L’attenzione come forma di cura

    Guardare, rilevare e restare davanti alla presenza fragile C’è una differenza che si impara lentamente, quasi per sottrazione. Non si legge davvero nei manuali e difficilmente si insegna nei corsi di formazione. Eppure arriva, prima o poi, come una consapevolezza silenziosa: guardare non è la stessa cosa che vedere. Incontrare…

  • Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Sul rispetto dei confini professionali nei contesti di cura Ci sono sberle che non lasciano segni sulla pelle, ma sul modo in cui una persona abita il proprio sapere. Arrivano sotto forma di commenti laterali, osservazioni insinuanti, giudizi pronunciati con l’aria di chi ha capito tutto prima ancora di avere…

  • Quando la cura divora chi cura

    Quando la cura divora chi cura

    Responsabilità, identità e confine nella cura totale La cura gode di una reputazione quasi inattaccabile. Appena viene nominata, sembra portare con sé una specie di assoluzione preventiva: se è cura, allora è buona; se è responsabilità, allora è giusta; se qualcuno ha bisogno, allora qualcun altro deve esserci. Il problema,…

  • Chi sostiene chi guarda?

    Chi sostiene chi guarda?

    Il costo etico dello sguardo clinico in neuroriabilitazione C’è un gesto clinico che sembra minimo, quasi invisibile: mantenere aperta la possibilità che qualcosa ci sia. Non significa credere a ogni movimento.Trasformare ogni smorfia in intenzione. Rassicurare la famiglia dicendo ciò che vorrebbe sentirsi dire. Significa un’altra cosa, molto più difficile:…