Tag: interpretazione

  • Dall’oracolo all’osservatore situato

    Dall’oracolo all’osservatore situato

    La disciplina clinica dei segni deboli Nel lavoro con pazienti con grave cerebrolesione esiste un momento particolarmente delicato: quello in cui compare un segno debole. Un ammiccamento, una variazione del respiro, un movimento minimo delle dita.Un’apertura degli occhi alla voce, un irrigidimento, una pausa che sembra risposta, ma potrebbe non…

  • Dove finisce lo sguardo clinico

    Dove finisce lo sguardo clinico

    Si parla spesso della vulnerabilità del paziente. È giusto. Ma non basta. Ci sono contesti clinici in cui la vulnerabilità non riguarda solo chi è malato, ferito, dipendente, esposto. Riguarda anche chi guarda, interpreta, decide. Non nello stesso modo, certo. Non con la stessa gravità. Ma abbastanza da cambiare la…

  • Il dovere di non interpretare troppo

    Il dovere di non interpretare troppo

    Appunti etici sulla prudenza davanti ai segni fragili, intermittenti, desiderati In alcune aree della clinica il problema non è soltanto vedere poco. È vedere troppo. Vedere intenzione dove c’è forse solo attivazione. Vedere scelta dove c’è forse solo fluttuazione.Vedere messaggio dove c’è forse solo un evento corporeo incostante.Vedere conferma dove…

  • Confine tra reattività e silenzio

    Confine tra reattività e silenzio

    In alcune condizioni, parlare di presenza o assenza rischia di essere troppo semplice. La reattività intermittente non indica necessariamente un’alternanza netta tra coscienza e incoscienza. Potrebbe indicare qualcosa di diverso: una difficoltà a mantenere un rapporto stabile con il mondo. Un segno compare. Poi scompare. Non è ripetibile. Non si…

  • La speranza non è sempre innocente

    La speranza non è sempre innocente

    Appunti etici su una parola che consola molto e protegge poco Nel lavoro clinico con pazienti neurologici gravi la speranza gode di una reputazione impeccabile. È quasi sempre dalla parte del bene. Chi la invoca appare umano, partecipe, fedele al paziente. Chi la mette in discussione rischia invece di sembrare…

  • Perché mi interessa la filosofia dentro la clinica

    Perché mi interessa la filosofia dentro la clinica

    Non mi interessa la filosofia per rendere la clinica più nobile. Non mi interessa come ornamento culturale, né come modo per aggiungere profondità apparente a un lavoro sanitario. Mi interessa per una ragione più dura: perché, in certi punti, la clinica non basta a pensare ciò che sta facendo. La…