Tag: logopedia
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Dove c’è ancora mondo?
Micro-ecologia della presenza fragile Ci sono pazienti che non “partecipano”. Non partecipano al gruppo. Non rispondono alla domanda. Non seguono la consegna. Non mantengono l’attenzione. Non collaborano. Non agganciano lo stimolo. Questa e’ una lingua povera, che funziona benissimo nei verbali, nei passaggi di consegne, nelle relazioni sintetiche. E’ rapida…
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Quando la dignità deve sporcarsi le mani
Kant, Hegel e la dignità quando entra in corsia C’è un momento, nella cura, in cui la parola dignità rischia di diventare troppo pulita. La usiamo spesso. Dignità del paziente, dignità della persona fragile, dignità della vita anziana, disabile, malata, non autonoma. È una parola necessaria, ma anche consumata. Sta…
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La logopedista come burocrate di strada
Michael Lipsky, le RSA e la filosofia sporca della cura C’è un’immagine abbastanza comoda della logopedista: una professionista gentile, ordinata, seduta davanti a un tavolino, intenta a proporre esercizi, mostrare figure, far ripetere parole, correggere suoni, modulare posture, suggerire strategie, sorridere con misura e non disturbare troppo l’assetto generale del…
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Riconnettersi a un’identità silente
La logopedia quando la parola non basta Se il pensiero non coincide solo con la parola articolata, allora la logopedia non può ridursi a un addestramento meccanico della bocca, della lingua o della voce. Non perché l’esercizio motorio non serva. Serve, ma diventa povero quando viene isolato dalla domanda decisiva:…
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Il paziente non risponde. Ma a cosa?
Afasia grave e limiti della valutazione comportamentale della coscienza Nella valutazione dei gravi disturbi della coscienza c’è un equivoco tanto semplice quanto pericoloso: chiediamo al paziente di mostrarci che c’è, ma spesso gli chiediamo di farlo attraverso il linguaggio. Gli diciamo: guarda, stringi, rispondi, dimmi sì, dimmi no, segui il…