Tag: logopedia

  • Quando una sindrome ottiene un codice

    Quando una sindrome ottiene un codice

    L’ Aprassia Primaria Progressiva dell’eloquio tra precisione diagnostica, visibilità istituzionale e rischio di scambiare la classificazione per la realtà Nel luglio 2026 The ASHA Leader ha richiamato l’attenzione sull’introduzione del codice G31.87, destinato nella classificazione statunitense ICD-10-CM alla primary progressive apraxia of speech, PPAOS: aprassia primaria progressiva dell’eloquio. In Italia…

  • Quello che non si scrive in cartella

    Quello che non si scrive in cartella

    La cartella clinica ha una grammatica precisa. Anamnesi, obiettività, valutazione, piano. Ogni casella ha un posto e ogni posto ha un formato: la data, la sigla del professionista, il codice della prestazione. È un linguaggio fatto apposta per essere ripetibile, verificabile, trasferibile da un turno all’altro senza perdita, e in…

  • Deglutire non è solo mandare giù: la disfagia come questione clinica, morale e filosofica

    Deglutire non è solo mandare giù: la disfagia come questione clinica, morale e filosofica

    La disfagia sembra, a prima vista, un problema tecnico: valutare una funzione, osservare un rischio, modificare una consistenza, indicare strategie compensative, decidere se un liquido debba essere addensato o se un alimento debba diventare morbido, tritato, cremoso. Ma questa è solo la superficie. Sotto, la disfagia apre una delle questioni…

  • Ciò che la cura consuma senza nominarlo

    Ciò che la cura consuma senza nominarlo

    Sul lavoro invisibile necessario a trasformare un luogo di passaggio in uno spazio di relazione Ci sono pomeriggi in cui un salone di RSA dovrebbe diventare, per due ore, uno spazio relazionale. Non un luogo qualsiasi. Non il posto dove si passa in attesa del bagno, della fisioterapia, della merenda,…

  • Il linguaggio che non abita se stesso

    Il linguaggio che non abita se stesso

    Appunti clinico-filosofici sull’intelligenza artificiale, l’afasia e i confini del pensiero C’è un paradosso abbastanza comico, se non fosse anche istruttivo: scrivere un sito sulla coscienza, sul linguaggio, sull’identità e sulla clinica delle condizioni neurologiche estreme usando, almeno in parte, uno strumento che produce linguaggio senza avere coscienza, corpo, biografia, malattia,…

  • Il setting non è il mondo

    Il setting non è il mondo

    Quando la cura deve misurarsi con la vita reale Ogni pratica di cura ha bisogno di un setting. Senza setting non c’è osservazione attendibile, non c’è metodo, non c’è protezione, non c’è gradualità. Il setting è lo spazio in cui una funzione può essere isolata, un comportamento può essere osservato,…