Tag: riabilitazione

  • Abbandonare o riconoscere il limite?

    Abbandonare o riconoscere il limite?

    Quando continuare a trattare non coincide più necessariamente con il curare Ci sono situazioni cliniche in cui continuare a fare qualcosa sembra l’unico modo per non abbandonare il paziente. Si aggiunge un esercizio, si prolunga un trattamento, si cerca un’altra strategia, si prova una nuova facilitazione. Si continua a valutare,…

  • La riabilitazione come promessa

    La riabilitazione come promessa

    Il tempo dei goal e il tempo del ritorno Mercoledì, ore 14.30, riunione d’équipe. Sul tavolo c’è la cartella clinica di un uomo di cinquantotto anni, colpito tre settimane prima da un ictus ischemico. Il punteggio funzionale è migliorato. Riesce a trasferirsi con assistenza, comprende consegne semplici, assume per bocca…

  • Quello che non si scrive in cartella

    Quello che non si scrive in cartella

    La cartella clinica ha una grammatica precisa. Anamnesi, obiettività, valutazione, piano. Ogni casella ha un posto e ogni posto ha un formato: la data, la sigla del professionista, il codice della prestazione. È un linguaggio fatto apposta per essere ripetibile, verificabile, trasferibile da un turno all’altro senza perdita, e in…

  • Il setting non è il mondo

    Il setting non è il mondo

    Quando la cura deve misurarsi con la vita reale Ogni pratica di cura ha bisogno di un setting. Senza setting non c’è osservazione attendibile, non c’è metodo, non c’è protezione, non c’è gradualità. Il setting è lo spazio in cui una funzione può essere isolata, un comportamento può essere osservato,…

  • Dove c’è ancora mondo?

    Dove c’è ancora mondo?

    Micro-ecologia della presenza fragile Ci sono pazienti che non “partecipano”. Non partecipano al gruppo. Non rispondono alla domanda. Non seguono la consegna. Non mantengono l’attenzione. Non collaborano. Non agganciano lo stimolo. Questa e’ una lingua povera, che funziona benissimo nei verbali, nei passaggi di consegne, nelle relazioni sintetiche. E’ rapida…

  • Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Quando il quieto vivere diventa complicità epistemica

    Sul rispetto dei confini professionali nei contesti di cura Ci sono sberle che non lasciano segni sulla pelle, ma sul modo in cui una persona abita il proprio sapere. Arrivano sotto forma di commenti laterali, osservazioni insinuanti, giudizi pronunciati con l’aria di chi ha capito tutto prima ancora di avere…