Tag: RSA
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Ciò che la cura consuma senza nominarlo
Sul lavoro invisibile necessario a trasformare un luogo di passaggio in uno spazio di relazione Ci sono pomeriggi in cui un salone di RSA dovrebbe diventare, per due ore, uno spazio relazionale. Non un luogo qualsiasi. Non il posto dove si passa in attesa del bagno, della fisioterapia, della merenda,…
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Quello che resta, quello che manca, quello che viene preteso
C’è una signora che non parla quasi mai. Non interviene, non commenta, non chiede, non racconta. Se si compilasse una scheda in fretta, verrebbe facile scrivere: scarsa partecipazione. Produzione verbale assente. Iniziativa ridotta. Poi però la si guarda meglio. Controlla tutto. Segue chi entra, chi esce, chi sposta una sedia,…
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La bioetica come disciplina del giudizio nelle istituzioni della fragilità
La RSA è uno dei luoghi più bioetici che esistano, proprio perché sembra non esserlo. A prima vista, la bioetica sembra abitare altrove: nelle terapie intensive, nei reparti per gravi cerebrolesioni, nelle decisioni sul fine vita, nel consenso informato, nella nutrizione artificiale, nella sospensione o prosecuzione dei trattamenti. Sono i…
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Il setting non è il mondo
Quando la cura deve misurarsi con la vita reale Ogni pratica di cura ha bisogno di un setting. Senza setting non c’è osservazione attendibile, non c’è metodo, non c’è protezione, non c’è gradualità. Il setting è lo spazio in cui una funzione può essere isolata, un comportamento può essere osservato,…
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Dove c’è ancora mondo?
Micro-ecologia della presenza fragile Ci sono pazienti che non “partecipano”. Non partecipano al gruppo. Non rispondono alla domanda. Non seguono la consegna. Non mantengono l’attenzione. Non collaborano. Non agganciano lo stimolo. Questa e’ una lingua povera, che funziona benissimo nei verbali, nei passaggi di consegne, nelle relazioni sintetiche. E’ rapida…
