Capire non è soltanto decodificare

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Una parte essenziale della comunicazione non coincide con ciò che viene detto esplicitamente. Grice lo ha mostrato con chiarezza distinguendo tra significato letterale e significato implicato. Comprendere un enunciato non vuol dire soltanto decifrarne le parole, ma cogliere ciò che, in un dato contesto, il parlante intende comunicare. Questo processo è reso possibile dal principio di cooperazione e dalle sue massime: quantità, qualità, relazione e modo.

In clinica, soprattutto quando il linguaggio è compromesso, questa teoria assume un rilievo particolare. Molto spesso la comprensione dell’altro non passa da frasi ben formate, ma da indizi parziali, da contesti, da aspettative condivise, da inferenze. Si comprende oltre il detto, e talvolta quasi senza detto. Questo non significa autorizzare interpretazioni arbitrarie. Significa riconoscere che il significato non è mai interamente contenuto nelle parole.

Nei pazienti con gravi disturbi della comunicazione, l’interprete è continuamente esposto a un rischio doppio: attribuire troppo o attribuire troppo poco. La riflessione pragmatica di Grice aiuta a nominare questo spazio instabile. Il senso non è dato una volta per tutte: si costruisce nell’incontro tra segni, contesto, attese e responsabilità interpretativa.

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