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Che cosa deve alla famiglia un professionista, e che cosa no
Note etiche sul confine tra cura, disponibilità e colonizzazione Bene. Ecco il terzo. Ci sono ambiti clinici in cui il paziente non arriva mai da solo. Arriva insieme alla sua storia, certo. Ma arriva anche insieme alla fatica dei familiari, alle loro paure, alle loro letture, alle loro aspettative, alle…
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Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?
Nei disturbi della coscienza il familiare viene spesso collocato in una posizione troppo semplice: da una parte il clinico lucido, dall’altra il parente accecato dal dolore, dalla speranza o dalla negazione. È una semplificazione comoda. E proprio per questo rischia di essere falsa. Il problema non è negare che i…
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La speranza non è sempre innocente
Appunti etici su una parola che consola molto e protegge poco Nel lavoro clinico con pazienti neurologici gravi la speranza gode di una reputazione impeccabile. È quasi sempre dalla parte del bene. Chi la invoca appare umano, partecipe, fedele al paziente. Chi la mette in discussione rischia invece di sembrare…
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Chi protegge il paziente dall’eccesso di cura?
Note etiche sui contesti in cui il “troppo” non è meglio del “poco” Nella clinica delle condizioni neurologiche gravi siamo abituati a pensare il male soprattutto in una forma: il difetto. Difetto di attenzione, di cura, di tempo, di riabilitazione. Difetto di speranza. Temiamo che il paziente venga lasciato indietro,…
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Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza
Nei disturbi della coscienza esiste una tentazione clinica molto comprensibile e molto pericolosa: credere che l’esperienza, da sola, basti. Si guarda il paziente ogni giorno, si impara il suo ritmo, si colgono sfumature che altri non colgono, e poco alla volta si rischia di pensare che l’occhio allenato sia sufficiente.…
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Vedere, attendere, dubitare
Il lavoro logopedico viene spesso pensato come lavoro sulla parola, sulla comprensione, sullo scambio. Ma ci sono situazioni cliniche in cui questi riferimenti si incrinano. Di fronte a un paziente che non parla, che risponde in modo minimo, ambiguo o assente, non viene meno soltanto una funzione. Si altera una…