Tag: CRS-R

  • Il paziente non risponde. Ma a cosa?

    Il paziente non risponde. Ma a cosa?

    Afasia grave e limiti della valutazione comportamentale della coscienza Nella valutazione dei gravi disturbi della coscienza c’è un equivoco tanto semplice quanto pericoloso: chiediamo al paziente di mostrarci che c’è, ma spesso gli chiediamo di farlo attraverso il linguaggio. Gli diciamo: guarda, stringi, rispondi, dimmi sì, dimmi no, segui il…

  • Non basta avere occhio: dove lo sguardo clinico si espone all’errore

    Non basta avere occhio: dove lo sguardo clinico si espone all’errore

    Il terapeuta davanti all’incerto Nella clinica dei disturbi della coscienza non è messo alla prova soltanto il paziente. È messo alla prova anche il terapeuta. Questo campo non pone solo problemi tecnici: pone problemi etici sempre più ampi. E il motivo è semplice. Le nostre categorie diagnostiche non riescono ancora…

  • Il linguaggio minimo: comunicazione, coscienza e rischio di errore nei DoC

    Il linguaggio minimo: comunicazione, coscienza e rischio di errore nei DoC

    Nei disturbi della coscienza il linguaggio viene spesso trattato in modo troppo semplice. O c’è, o non c’è. O il paziente capisce, oppure no. O comunica, oppure resta chiuso nel silenzio. Ma proprio qui si apre una delle zone più insidiose del lavoro clinico: il linguaggio non è assente in…

  • Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Nei disturbi della coscienza il familiare viene spesso collocato in una posizione troppo semplice: da una parte il clinico lucido, dall’altra il parente accecato dal dolore, dalla speranza o dalla negazione. È una semplificazione comoda. E proprio per questo rischia di essere falsa. Il problema non è negare che i…

  • Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Nei disturbi della coscienza esiste una tentazione clinica molto comprensibile e molto pericolosa: credere che l’esperienza, da sola, basti. Si guarda il paziente ogni giorno, si impara il suo ritmo, si colgono sfumature che altri non colgono, e poco alla volta si rischia di pensare che l’occhio allenato sia sufficiente.…