Tag: disturbi della coscienza

  • Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Il familiare vede troppo o vede qualcosa che il clinico perde?

    Nei disturbi della coscienza il familiare viene spesso collocato in una posizione troppo semplice: da una parte il clinico lucido, dall’altra il parente accecato dal dolore, dalla speranza o dalla negazione. È una semplificazione comoda. E proprio per questo rischia di essere falsa. Il problema non è negare che i…

  • La speranza non è sempre innocente

    La speranza non è sempre innocente

    Appunti etici su una parola che consola molto e protegge poco Nel lavoro clinico con pazienti neurologici gravi la speranza gode di una reputazione impeccabile. È quasi sempre dalla parte del bene. Chi la invoca appare umano, partecipe, fedele al paziente. Chi la mette in discussione rischia invece di sembrare…

  • Chi protegge il paziente dall’eccesso di cura?

    Chi protegge il paziente dall’eccesso di cura?

    Note etiche sui contesti in cui il “troppo” non è meglio del “poco” Nella clinica delle condizioni neurologiche gravi siamo abituati a pensare il male soprattutto in una forma: il difetto. Difetto di attenzione, di cura, di tempo, di riabilitazione. Difetto di speranza. Temiamo che il paziente venga lasciato indietro,…

  • Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Quando l’occhio clinico non basta: osservazione, misdiagnosi e rigore nei disturbi della coscienza

    Nei disturbi della coscienza esiste una tentazione clinica molto comprensibile e molto pericolosa: credere che l’esperienza, da sola, basti. Si guarda il paziente ogni giorno, si impara il suo ritmo, si colgono sfumature che altri non colgono, e poco alla volta si rischia di pensare che l’occhio allenato sia sufficiente.…

  • Capacità residue o capacità attribuite? Movimento e conoscenza clinica nei disturbi della coscienza

    Capacità residue o capacità attribuite? Movimento e conoscenza clinica nei disturbi della coscienza

    Nei disturbi della coscienza il problema non è soltanto vedere un movimento. Il problema è capire quando quel movimento autorizza davvero a parlare di una capacità del paziente. È qui che la clinica si fa difficile. E anche filosoficamente interessante. Perché tra un gesto che segnala una forma minima di…

  • Che cosa conta davvero come segno di coscienza?segni di coscienza, attribuzione, disturbi della coscienza, interpretazione clinica, osservazione

    Che cosa conta davvero come segno di coscienza?segni di coscienza, attribuzione, disturbi della coscienza, interpretazione clinica, osservazione

    Nelle gravi cerebrolesioni il problema non è solo vedere qualcosa. È decidere che cosa quel qualcosa significhi. Un movimento degli occhi, una variazione del volto, una risposta motoria, un cambiamento del respiro, un orientamento apparentemente congruo verso uno stimolo: tutto questo può apparire carico di senso, oppure essere liquidato come…