Tag: Merleau-Ponty
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La riabilitazione come promessa
Il tempo dei goal e il tempo del ritorno Mercoledì, ore 14.30, riunione d’équipe. Sul tavolo c’è la cartella clinica di un uomo di cinquantotto anni, colpito tre settimane prima da un ictus ischemico. Il punteggio funzionale è migliorato. Riesce a trasferirsi con assistenza, comprende consegne semplici, assume per bocca…
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Entrare nel corpo
Note cliniche sull’identità incarnata nelle gravi cerebrolesioni C’è un momento, in neuroriabilitazione, in cui tutte le parole alte diventano insufficienti. Coscienza. Identità. Linguaggio. Narrazione. Autonomia. Relazione. Sono parole necessarie, ma a un certo punto si fermano davanti al letto. Davanti a un corpo che non parla. Che non risponde al…
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La purezza è del referto, non del paziente
Afasie pure, sindromi del linguaggio e soggetto L’espressione “afasia pura” ha una sua pericolosa eleganza. Promette ordine. Promette che, dentro il disordine prodotto da una lesione cerebrale, sia possibile isolare una funzione, separarla dalle altre, osservarla quasi in vitro: qui il linguaggio, lì il pensiero; qui la parola, lì il…
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Quando la parola accade
Afasia, automatismo dialogico e riabilitazione come costruzione di una scena Ci sono pazienti afasici nei quali la parola non sembra semplicemente “mancare”. Sarebbe troppo povero dirlo così. La parola, in certi momenti, compare. Esce, a volte persino con una precisione sorprendente, dentro un botta e risposta rapido, emotivamente carico, ritmico,…
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Il linguaggio è nel cervello o nel corpo? Goldstein e la falsa alternativa
Quando si chiede se il linguaggio sia nella testa o nel corpo, si rischia già di sbagliare bersaglio. La domanda sembra intelligente, ma in parte è una trappola: costringe a scegliere tra due contenitori, come se il linguaggio fosse o un software cerebrale o una faccenda di voce, gesti, fiato,…
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Cosa c’è in quello sguardo? Una lettura fenomenologica della minima coscienza
Quando guardiamo un paziente in stato di minima coscienza, la tentazione è doppia. Da una parte c’è il rischio di romanticizzare: vedere intenzione, riconoscimento, dialogo dove forse ci sono soltanto frammenti instabili di risposta. Dall’altra c’è il rischio opposto: difendersi riducendo tutto a riflesso, scarica, automatismo. La clinica seria dovrebbe…