Autore: atinti
-

Animare non è intrattenere
Vecchiaia fragile, istituzione e diritto minimo ad avere ancora un mondo Nelle strutture residenziali per anziani, la parola animazione porta con sé un equivoco. Sembra indicare qualcosa di leggero, accessorio, quasi decorativo: un modo per riempire il tempo, distrarre, far passare il pomeriggio, rendere meno visibile la lunghezza delle giornate.…
-

L’afasia come crisi del possibile
Revisione critica dell’approccio esistenziale e fenomenologico L’afasia viene spesso descritta come perdita o alterazione del linguaggio. La definizione è corretta, ma clinicamente insufficiente. Chi lavora con persone afasiche sa che il problema non si esaurisce nella parola che manca, nella frase che non si costruisce, nel nome che non arriva.…
-

La purezza è del referto, non del paziente
Afasie pure, sindromi del linguaggio e soggetto L’espressione “afasia pura” ha una sua pericolosa eleganza. Promette ordine. Promette che, dentro il disordine prodotto da una lesione cerebrale, sia possibile isolare una funzione, separarla dalle altre, osservarla quasi in vitro: qui il linguaggio, lì il pensiero; qui la parola, lì il…
-

Riconnettersi a un’identità silente
La logopedia quando la parola non basta Se il pensiero non coincide solo con la parola articolata, allora la logopedia non può ridursi a un addestramento meccanico della bocca, della lingua o della voce. Non perché l’esercizio motorio non serva. Serve, ma diventa povero quando viene isolato dalla domanda decisiva:…
-

Prima della frase: fenomenologia della parola perduta
Quando la parola si spezza, il pensiero cerca altre vie Quando una lesione neurologica interrompe la possibilità di parlare, nella stanza di riabilitazione compare una domanda difficile, spesso non detta: se la parola non arriva più, che cosa accade al pensiero? È una domanda clinica, ma anche filosofica. Perché il…
-

Curare mentre ci si difende
Sul lavoro clinico quando l’istituzione non protegge il confine C’è una forma di fatica clinica che non nasce dal paziente. Non nasce dalla gravità della condizione neurologica, dalla lentezza del recupero, dall’ambiguità dei segni, dalla necessità di osservare a lungo prima di poter dire qualcosa di fondato. Tutto questo appartiene…