Tag: linguaggio

  • Afasia e identità in divenire: una lettura tra Ricoeur e fenomenologia

    Afasia e identità in divenire: una lettura tra Ricoeur e fenomenologia

    Si dice spesso che l’afasia sia una perdita di parole. È vero, ma è poco. Perché quando una persona non trova più i nomi, non perde soltanto degli strumenti linguistici: rischia di perdere il modo abituale di comparire nel mondo, di sostenere la propria iniziativa, di raccontarsi, di essere riconosciuta…

  • Quando “io” e “tu” non stanno più al loro posto

    Quando “io” e “tu” non stanno più al loro posto

    Afasia, gesto deittico e posizione del soggetto In un paziente afasico con componente aprassica può accadere qualcosa di apparentemente semplice e invece molto denso: gli si chiede di indicare sé stesso o l’interlocutore, e il gesto si disorganizza. Punta il dito verso di sé dicendo tu, oppure verso l’altro dicendo…

  • Dalla prestazione alla presenza

    Dalla prestazione alla presenza

    Note per una logopedia fenomenologica Di fronte ad ogni paziente con afasia, non mi chiedo solo quale esercizio fare, ma come entrare nel suo mondo percettivo, comunicativo e intenzionale, soprattutto quando gli strumenti ordinari (linguaggio, comprensione verbale, risposta intenzionale chiara), sono gravemente compromessi. Il caso è quello di un paziente…

  • Il linguaggio non esprime solo il sé: contribuisce a costruirlo

    Il linguaggio non esprime solo il sé: contribuisce a costruirlo

    In una prospettiva funzionale, il linguaggio non appare come un semplice rivestimento del pensiero, ma come una pratica attraverso cui si organizza l’esperienza, si regolano le relazioni e si costruisce significato. Halliday lo ha mostrato in modo esemplare: il linguaggio serve a rappresentare il mondo, a interagire con gli altri…

  • Il linguaggio non serve solo a informare

    Il linguaggio non serve solo a informare

    Perché anche una comunicazione povera può restare clinicamente significativa Ridurre il linguaggio alla trasmissione di informazioni è una semplificazione povera. È comodo pensarlo così: qualcuno ha un contenuto mentale, lo traduce in parole, lo invia a un altro, l’altro lo riceve e lo comprende. Il linguaggio, in questa immagine, funziona…

  • Capire non è soltanto decodificare

    Capire non è soltanto decodificare

    Una parte essenziale della comunicazione non coincide con ciò che viene detto esplicitamente. Grice lo ha mostrato con chiarezza distinguendo tra significato letterale e significato implicato. Comprendere un enunciato non vuol dire soltanto decifrarne le parole, ma cogliere ciò che, in un dato contesto, il parlante intende comunicare. Questo processo…