Tag: afasia
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Cassirer, Merleau-Ponty e l’afasia: perché non si tratta solo di parole perdute
Quando si parla di afasia, la prima immagine che viene in mente è abbastanza semplice: una persona non trova più le parole, oppure le usa con difficoltà. Questa descrizione è vera, ma è troppo stretta. Se guardiamo il problema attraverso Cassirer e Merleau-Ponty, l’afasia smette di essere soltanto un disturbo…
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Afasia e identità in divenire: una lettura tra Ricoeur e fenomenologia
Si dice spesso che l’afasia sia una perdita di parole. È vero, ma è poco. Perché quando una persona non trova più i nomi, non perde soltanto degli strumenti linguistici: rischia di perdere il modo abituale di comparire nel mondo, di sostenere la propria iniziativa, di raccontarsi, di essere riconosciuta…
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Quando “io” e “tu” non stanno più al loro posto
Afasia, gesto deittico e posizione del soggetto In un paziente afasico con componente aprassica può accadere qualcosa di apparentemente semplice e invece molto denso: gli si chiede di indicare sé stesso o l’interlocutore, e il gesto si disorganizza. Punta il dito verso di sé dicendo tu, oppure verso l’altro dicendo…
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Quando la cooperazione comunicativa diventa asimmetrica
Grice alla prova dell’afasia Quando si parla di Grice, si pensa quasi sempre a un elenco di massime: quantità, qualità, relazione, modo. Ma il punto più interessante del suo modello non è questo. Il punto è che la comunicazione non funziona solo perché scambiamo parole, ma perché presumiamo che l’altro…
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Dire è fare. Anche quando le parole mancano
La teoria degli atti linguistici ha avuto il merito di mostrare che parlare non significa soltanto descrivere il mondo. Con Austin, e poi con Searle, il linguaggio appare come azione: ogni enunciato non dice soltanto qualcosa, ma fa qualcosa. Austin distingueva tra atto locutorio (ciò che viene detto), illocutorio (ciò…
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Quando il linguaggio non scompare, ma non riesce più a farsi uso
Il linguaggio non coincide con le parole pronunciate. Questa distinzione, che in linguistica strutturale appare quasi elementare, diventa clinicamente decisiva quando ci si trova davanti a soggetti che non parlano, parlano poco o parlano in modo profondamente alterato. Saussure distingueva tra langue e parole: la prima è il sistema condiviso…